Allenamento eccessivo: il veleno degli allenatori?

Allenamento eccessivo il veleno degli allenatoriAvere un fisico tonico e allenato è sicuramente un obiettivo che chiunque, appassionati o meno, dovrebbero perseguire. Dopo tutto anche i Romani dicevano: “Mens sana in corpore sano” (una mente sana in un corpo sano). Però, se da un lato è fondamentale per tutti curare attentamente alimentazione e allenamento per evitare di incorrere in patologie anche molto debilitanti, è bene non esagerare con l’esercizio fisico (anche se siete sportivi di professione) per evitare di compromettere sia l’equilibrio psicofisico della persona che le relative prestazioni.

Purtroppo la ricerca del corpo perfetto a tutti i costi e la voglia/passione di eccellere in una determinata disciplina aumentando costantemente i propri risultati può portare ad un eccessivo sovraffaticamento del fisico. Se l’allenamento non è ben bilanciato con periodi di sforzo (anche intensivo, purché a breve termine) alternati a momenti di riposo, il rischio, tanto per gli atleti quanto per gli allenatori, è quello di incorrere nella Sindrome da Sovrallenamento (od OTS, dall’inglese Overtraining Syndrome).

Sindrome da sovrallenamento: cos’è

Per compiere qualsiasi attività fisica, il corpo ha a disposizione un certo quantitativo di “carburante” rappresentato dal glucosio (assimilato soprattutto da zuccheri e carboidrati) in forma prioritaria e dai grassi (soprattutto dai loro sottoprodotti, chiamati chetoni) in seconda battuta. Il fisico prende energia immediata dal glucosio, che potremmo definirlo come un piatto da take away per le cellule, che lo possono consumare in maniera molto rapida. Una molecola di grasso, invece, per quanto energeticamente superiore, ha bisogno di un processo abbastanza lungo per poter essere assimilata e rilasciare la sua energia.

Per questo motivo il corpo umano, soprattutto sotto sforzo, ha bisogno non solo di un costante apporto di elementi nutritivi (assimilabili attraverso una dieta varia e ben bilanciata), ma anche di un determinato periodo di riposo per consentire di riempire nuovamente le riserve energetiche. Se ciò non avviene, o viene fatto in maniera insufficiente, il corpo non avrà abbastanza elementi nutritivi per garantire tanto la gestione dei normali processi fisiologici quanto lo sviluppo muscolare generato dall’allenamento intensivo.

Ecco allora che potrebbero innescarsi tutta una serie di reazioni al livello endocrino, fisico e psicologico che vanno a compromettere non solo le prestazioni atletiche, ma anche l’intera vita quotidiana. Fortunatamente nella maggior parte dei casi questa condizione è reversibile: basta interrompere l’allenamento intensivo e far riposare il corpo. A seconda del grado di sovrallenamento potrebbero volerci dalle due settimane (e in quel caso si parla più propriamente di overreaching, o sovraffaticamento) ad almeno due o tre mesi.

Sindrome da sovrallenamento: gli effetti sul corpo

Quando il corpo inizia ad essere eccessivamente affaticato la ghiandola pituitaria (chiamata anche ipofisi) inizia a produrre un’elevatissima quantità di cortisolo, anche definito l’ormone dello stress. I primi effetti della sindrome da sovrallenamento infatti si possono ritrovare proprio nella depressione e nella sindrome da stanchezza cronica, sintomi che appaiono generalmente contemporaneamente all’aumento della fatica e prima del calo delle prestazioni.

Sintomi fisiologici

Sindrome da sovrallenamento gli effetti sul corpoDal punto di vista fisico il sovrallenamento coinvolge senza dubbio l’apparato cardiaco (con frequenza e pressione sanguigna alterate anche a riposo), il sistema riproduttivo (mentre aumenta il cortisolo calano sensibilmente tanto il testosterone quanto gli ormoni femminili), l’apparato respiratorio e l’apparato gastrointestinale (per cui aumenta l’incidenza di nausea e reflusso gastroesofageo, mentre diminuisce sensibilmente l’appetito). Contemporaneamente diminuiscono le prestazioni della persona sia nell’esercizio fisico, sia dal punto di vista lavorativo: cala l’attenzione, cala la forza muscolare e la produttività sotto ogni aspetto. Ci si sente perennemente stanchi, si dorme di meno e si recupera con più difficoltà dall’attività svolta, mentre muscoli e articolazioni sono spesso doloranti.

Sintomi psicologici

Il fattore psicologico è il primo che entra in gioco quando si parla di OTS perché la persona si ostina per mesi a non voler recepire i segnali di allerta che il corpo invia al cervello. Dovete pensare che il fisico è una macchina perfetta, capace di autoregolarsi normalmente senza alcun problema (fatto salvo particolari patologie). Se lo vogliamo tenere in salute basta imparare a capire il suo modo di comunicare. Nel momento in cui il corpo è sovrallenato, il fisico è pesantemente stressato e l’umore ne risente: frequenti sono i cambiamenti di personalità, instabilità emotiva, depressione, bassa autostima e paura della competizione. In più non raggiungendo i risultati sperati, né dal punto di vista sportivo né lavorativo e nella vita privata, la persona può registrare una costante frustrazione. Se vi accorgete che anche voi avete qualcuno di questi sintomi non esitate: rivolgetevi immediatamente ad un medico sportivo e a uno psicologo sportivo. Queste due figure professionali, infatti, collaborano insieme per ristabilire l’alterato equilibrio psicofisico del paziente prima che possano incorrere lesioni ossee o muscolari o aggravamenti nella qualità di vita.

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